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Da strumento progettuale a forma d’arte
 

I mezzi scafi rappresentavano per i carpentieri navali ed i maestri d’ascia lo strumento per anticipare le forme delle imbarcazioni e delle navi che successivamente avrebbero dovuto disegnare e costruire.

Essi, costituiti da tavolette in legno quasi sempre di uguale spessore, sovrapposte le une alle altre, rappresentavano in forma tridimensionale ciò che i maestri d’ascia avrebbero voluto realizzare e costituivano la base per quello che era il più importante degli elaborati del disegno navale, cioè ilpiano di costruzione”.


Esempio di piano di costruzione di cabinato a vela.

Infatti, una volta sagomato il blocco di legno nelle forme volute, questo veniva scomposto nelle sue parti le quali diventavano totalmente elementi geometrici dai quali sarebbero state tratte le linee d’acqua rappresentanti ciò che sarebbe diventata l’imbarcazione nel suo insieme con la dimostrazione al vero della disposizione dei volumi e dei rapporti tra le varie parti dello scafo e dal cui piano di costruzione veniva successivamente tratta la tabella di tutte le quote necessarie ad impostarne successivamente l’ossatura.

Mezzi scafi di questo secolo e dei precedenti si possono ammirare nei vari musei navali, collezioni private e dei cantieri nautici sia italiani che stranieri (half-block models),  i quali, fino a non molti decenni fa, utilizzavano tale metodologia progettuale.

Ma intanto gli sviluppi della scienza e della tecnica avanzavano a ritmi vertiginosi, la scienza dell’idrodinamica faceva passi da gigante e si affacciava all’orizzonte il computer il quale, con appositi algoritmi di calcolo e programmi, consente al progettista navale di acquisire enormi messe di dati utili per ottimizzare le proprie opere e per renderle sempre più performanti e rispondenti ai requisiti richiesti, restituendo anche gli interi elaborati grafici.

Siamo ai giorni nostri.

Il mezzo scafo non viene ormai più usato per progettare le imbarcazioni.

L’immagine del maestro d’ascia che plasma il blocco ligneo nelle forme volute è ormai relegata in un cantuccio, quello dei ricordi.

Ma il mezzo scafo non è caduto nel dimenticatoio, anzi; per gli amanti del mare e della nautica esso ancor oggi costituisce un legame tra l’attuale modo di vivere il mare e di amare le barche e la tradizione dei “mastri” dalle cui mani, abilità e tecnica nascevano belle e bellissime creature che consentivano a tanta gente di mare di effettuare i traffici marittimi, di praticare la pesca e, perché no, andare per mare per diletto.
 

Mezzo scafo di gozzo del 1930, salvato dalla distruzione.  Opera del defunto maestro d’ascia Giuseppe NUDO di Crotone – “Martello d’oro”, come veniva soprannominato sulle coste dello Jonio

Mezzo scafo di motoscafo planante con redan, sempre dello stesso periodo e stesso autore


Sono molti infatti gli amanti del mare che non possono fare a meno di possedere almeno un mezzo scafo che faccia parte importante del proprio arredamento, sia nella propria dimora che nel quadrato della propria imbarcazione.

Ma il mezzo scafo nel frattempo si è trasformato, nelle funzioni, nella tecnica costruttiva, nei materiali, nella rappresentazione di sé.

Esso oggi si è evoluto e costituisce un frammisto di ricerca storica, tecnica, gusto e raffinatezza fino ad assurgere ad autonoma forma d’arte.